Recensione di Spiritfarer

by

Spiritfarer mi ha attratto fin dal primo annuncio: un gestionale con una forte componente emotiva, tutto incentrato sull'accompagnare le anime nell'aldilà. Da appassionato di gameplay, ero curioso di vedere come Thunder Lotus Games avrebbe tradotto in meccaniche un tema così delicato. Dopo oltre venti ore passate a bordo della mia nave, posso dire di aver trovato un titolo ambizioso, capace di emozionare, ma anche segnato da alcune scelte di design che ne minano l'esperienza complessiva.

Il cuore del gioco è il loop gestionale: si esplora l'arcipelago, si raccolgono risorse, si costruiscono strutture sulla nave, si soddisfano le richieste degli spiriti ospiti. La parte iniziale è coinvolgente, con una curva di apprendimento ben calibrata. I minigiochi associati alla lavorazione delle risorse sono una boccata d'aria fresca: a differenza di molti gestionale, qui ogni attività richiede un minimo di abilità, e completarla con successo aumenta la resa. Piccole cose che fanno la differenza e rendono soddisfacente anche la raccolta del legno o la fusione del metallo. Mi sono ritrovato a passare volentieri da una stazione all'altra, ottimizzando il flusso di lavoro e sentendomi gratificato da ogni singolo progresso. La possibilità di coltivare ortaggi, allevare animali e cucinare piatti complessi aggiunge strati di profondità che pochi titoli del genere riescono a offrire senza appesantire. Ogni risorsa raccolta ha uno scopo preciso, e la catena di produzione – dalla materia prima al prodotto finito – è sempre soddisfacente da completare.

Recensione di Spiritfarer

La nave diventa una base operativa che cresce con noi: aggiungo stanze, laboratori, orti, persino una stalla per animali. Ogni spirito ha preferenze alimentari e necessità specifiche, il che mi ha spinto a coltivare, cucinare e pescare con costanza. La cucina, in particolare, è un piccolo gioiello: mescolare ingredienti per creare piatti che soddisfano i palati più esigenti è appagante, anche se alcune ricette richiedono esperimenti o guide. La gestione delle risorse è fluida, ma non banale: bisogna bilanciare scorte, spazi e priorità, e quando tutto funziona a dovere ci si sente padroni del proprio destino. Tuttavia, più si va avanti, più emergono dei problemi strutturali. Il principale è la progressione legata all'abbandono degli spiriti. Per migliorare la nave e raggiungere nuove zone, servono materiali speciali che si ottengono solo quando un ospite varca la Porta dell'Eterno. In pratica, il gioco ti costringe a dire addio ai personaggi per progredire. La prima volta può essere un momento emotivo ben riuscito, ma quando accade per la seconda e la terza volta, la sensazione è di essere manipolati. Inoltre, capita spesso che la richiesta di un personaggio si blocchi perché manca un dialogo o un oggetto di una zona ancora inaccessibile. In quei momenti, mi sono ritrovato a vagare senza meta, aspettando giorni di gioco per sbloccare il passo successivo. Ho dovuto consultare guide online per capire cosa fare, e questo in un gioco che vorrebbe essere rilassante è un difetto grave che spezza il ritmo e la magia.

Ricordo bene il primo blocco: avevo bisogno di una speciale anima di vetro per potenziare la nave, ma l'unico modo per ottenerla era portare un determinato spirito all'Everdoor. Il problema? La sua quest era arenata da ore, e non riuscivo a capire cosa mancasse. Dopo aver girato in tondo per un paio di giorni di gioco, ho scoperto che dovevo semplicemente parlare con lui in un momento specifico della giornata. Un dettaglio banale, ma senza alcun indizio. Questa situazione si è ripetuta altre due volte, e ogni volta ho perso la pazienza. Per un gioco che punta tutto sull'atmosfera e sulle emozioni, questi intoppi sono letali. A peggiorare le cose, quando finalmente sblocchi una nuova zona, spesso trovi ennesime richieste che ti rimandano indietro, in un vortice di andirivieni che appesantisce la progressione. Le missioni secondarie, pur numerose, sono quasi sempre fetch quest: vai qui, raccogli questo, torna indietro. Con l'avanzare del gioco, le distanze da percorrere aumentano e la nave, pur potenziata, non diventa mai abbastanza veloce per rendere gli spostamenti meno tediosi. Ogni viaggio richiede tempo reale, e quando si devono attraversare più zone per un singolo obiettivo, la pazienza viene messa a dura prova.

Le sezioni platform, per quanto marginali, sono un altro punto dolente. Muoversi tra le isole con nuovi poteri sbloccabili potrebbe essere divertente, ma i controlli non sono precisi: i salti risultano impastati e la telecamera fatica a seguire l'azione, specialmente in cooperativa. Ho giocato anche in coppia e la telecamera è un vero problema: spesso perde di vista i due personaggi, rendendo frustranti anche i semplici salti. Sono contento che queste sezioni siano poche, perché altrimenti avrebbero rovinato completamente l'esperienza. Le abilità come il doppio salto o la scivolata sono utili per esplorare, ma la fisica incerta le rende meno divertenti di quanto potessero essere. Inoltre, alcuni poteri sono ottenibili solo dopo aver raggiunto determinate isole, il che significa tornare indietro per raccogliere oggetti precedentemente inaccessibili – un'altra fonte di backtracking che appesantisce il ritmo.

Recensione di SpiritfarerRecensione di Spiritfarer

Parliamo della storia, che è il vero punto di forza del gioco. Gli spiriti che incontriamo hanno personalità e storie ben scritte: c'è Summer, la meditativa, che parla di guarigione e accettazione; Giovanni, il donnaiolo, che nasconde una profonda solitudine; Bruce e Mickey, il duo burbero e ingenuo, che rappresentano il legame fraterno. Ogni personaggio ha una storia unica da raccontare, e il gioco affronta temi come la morte e il rimpianto con una delicatezza rara. I dialoghi sono toccanti e le animazioni delle interazioni, come l'abbraccio, sono meravigliosamente realizzate. Quando finalmente accompagni uno spirito all'Everdoor, ascoltando le sue ultime parole, è difficile trattenere la commozione. È in quei momenti che Spiritfarer dà il meglio di sé. Tuttavia, ho notato che tutto questo impatto emotivo viene spesso minato dalla struttura di gioco. Quando sei in attesa di un evento o bloccato in un vicolo cieco, l'immersione narrativa si perde. Il finale, poi, arriva in modo improvviso: il gioco ti mostra la porta d'uscita e, anche se potresti continuare a giocare, lo scopo sembra venir meno. Un colpo di scena che ho trovato più destabilizzante che efficace, nonostante l'epilogo in sé sia commovente. Avrei preferito che il gioco mi accompagnasse gradualmente verso la conclusione, piuttosto che gettarmela in faccia.

A livello tecnico, Spiritfarer è un piacere per gli occhi. Lo stile artistico è stupendo, con colori pastello e animazioni fluide che danno vita a un mondo da favola. Ogni isola ha un tema visivo unico, dai vivaci villaggi alle foreste cupe, e la nave si personalizza con decorazioni e strutture. La colonna sonora di Max LL è semplicemente magistrale: brani orchestrali che accompagnano ogni momento con delicatezza, amplificando le emozioni. Ho spesso lasciato il gioco in pausa solo per ascoltare la musica. È probabilmente una delle migliori colonne sonore degli ultimi anni. I brani si adattano alla situazione, con melodie malinconiche durante i viaggi in mare aperto e toni più vivaci nelle isole affollate. Un lavoro eccellente che eleva l'intera esperienza. Anche gli effetti sonori sono curati: lo sciabordio delle onde, il crepitio del fuoco, i versi degli animali – tutto contribuisce all'atmosfera accogliente e malinconica.

Non mancano i contenuti: tra missioni secondarie, pesca, agricoltura e collezionabili, c'è molto da fare. Ma dopo un po' la ripetitività si fa sentire. Le missioni sono spesso fetch quest: vai qui, raccogli questo, torna indietro. Con l'avanzare del gioco, le distanze da percorrere aumentano e la nave, pur potenziata, non diventa mai abbastanza veloce per rendere gli spostamenti meno tediosi. Ogni viaggio richiede tempo reale, e quando si devono attraversare più zone per un singolo obiettivo, la pazienza viene messa a dura prova. La mappa è ampia e bella da vedere, ma dopo qualche ora gli spostamenti diventano una noia. Fortunatamente, il gioco offre la possibilità di teletrasportarsi tra alcune isole, ma solo dopo averle visitate e aver costruito apposite strutture – un sistema che mitiga solo in parte il problema.

Recensione di Spiritfarer

La cooperativa, con un secondo giocatore che controlla Daffodil, è un'aggiunta gradita ma imperfetta. Il gatto può aiutare nelle faccende, ma la telecamera fissa a volte rende difficile coordinarsi. Inoltre, il secondo giocatore non ha una progressione propria e si sente più un aiutante che un protagonista. Per sessioni rilassate in coppia funziona, ma chi cerca un'esperienza cooperativa paritaria rimarrà deluso. Ho apprezzato la possibilità di giocare insieme, ma la sensazione è che il secondo giocatore sia un contorno, non un piatto principale.

In conclusione, Spiritfarer è un gioco che consiglierei a chi cerca un'esperienza narrativa profonda e non ha fretta di arrivare alla fine. Ma per un giocatore come me, che valuta prima di tutto le meccaniche, i difetti di progressione e i controlli poco precisi pesano notevolmente. Il titolo ha un'anima meravigliosa, ma il corpo non sempre la sostiene come dovrebbe. Se riuscite a superare le sue storture, vivrete un viaggio indimenticabile; ma se come me siete sensibili al design, preparatevi a qualche fatica. Dopo aver visto i titoli di coda, però, non posso negare che l'esperienza mi abbia lasciato un segno: le emozioni provate restano, anche se il percorso per arrivarci è stato a tratti accidentato.

You may also like